Di TONINO CANTELMI
MARIA RITA PARSI
MARIA BEATRICE TORO
Nei bambini di oggi si osserva sempre più spesso una generale diminuzione della capacità di stare attenti e di organizzare il proprio comportamento secondo regole che garantiscano un armonico fluire dei rapporti con gli altri bambini e con il mondo degli adulti;
Si tratta di un problema con una forte connotazione sociale, data la difficoltà delle famiglie, della scuola, della società intera a costruire spazi e tempi idonei per lo sviluppo del ‘bene’ dell’attenzione infantile. Tempi di vita sempre più convulsi, esposizione a bombardamenti di immagini reali e virtuali (attraverso televisione, videogame, computer), stimolazioni comunicative continue e spesso frammentarie (due parole dette di corsa, magari al telefonino e un’infinità di sms che piovono quotidianamente su cellulari posseduti spesso prima dei nove o dieci anni di età) non aiutano certo i nostri bambini ad allenare le facoltà della concentrazione, della riflessione e della memoria. Non a caso, a nostro parere, il disturbo più diagnosticato nell’infanzia è la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (comunemente detto ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder), che consiste nella difficoltà di stare attenti a lungo, associata spesso a una grande irrequietezza e impulsività.










